Il Provinciale Luglio 1997
Di Giorgio Appellana
Seduto nello studio della sua casa, a Gorle, con le spalle quasi rivolte alla sua ultima opera, un calendascopio di colori carpiti alla natura
e non ancora completato, Carmelo Rota “ Bachì “ snocciola le tappe della sua vita. Il suo è un parlare schietto: tre, forse quattro,
vocaboli in lingua italiana, il resto è tutto dialetto bergamasco. Sembra totalmente a suo agio quando può dialogare con chi lo capisce e
non gli impone di staccarsi dalle sue radici ….… Firma tutte le sue opere “ Bachì “ ingigantendo la B in modo da collocarvi, in piccolo, il
cognome Rota.
Non è uno schiribizzo grafico: è volontà di mantenere la radice contadina delle sue origini, di cui senza tentennamenti è fiero: “ Sono un
Bachì perché discendo da una famiglia che allevava i bachi da seta. La mia casa paterna ad Almeno S. Bartolomeo fu costruita proprio a
questo scopo “…..… Viso ieratico, sguardo penetrante ed irrequieto che gli hanno consentito di carpire i colori della natura e, tramite i
pennelli, di proporli a chi ama osservare per capire e gioire …..
… “ Non ho una mia opera alla quale sia particolarmente affezionato “ e per un artista come il Bachì — Rota non è una componente
trascurabile, in quanto è rimasto indissolubilmente avvinghiato alla sua radice contadina, quasi che la divinità Terra — Natura possa
essere violata solo da chi la sappia capire fino in fondo. Implicitamente ha risposto anche alla domanda se ci sia un’artista che lui prediliga
in particolare: “ Tutti, nella loro globalità; da ognuno traggo una lezione, uno spunto che possono fare da supporto ad un nuovo lavoro.
E aggiunge “ A dire il vero ho approfondito le tecniche pittoriche dell’ottocento e in particolare quelle del Piccio ( Giovanni Carnovali )”.
Sul banco di lavoro c’è un disegno: “ Sempre io disegno le mie opere che poi sintetizzo sulla tela servendomi del cromatismo e anche
della cera. Mi è capitato di verificare che esistono molte opere simili nella forma ma diverse nel contenuto “.
Le sue opere, assai numerose, spaziano dai soggetti religiosi fino a quelli laici ma è indubitabile che prediliga il paesaggio.
Osservandone alcune si comprende come Bachì ( Carmelo Rota ) caratterizzi ogni suo lavoro pittorico presentandolo attraverso un velo
che lascia all’osservatore il compito di completare l’immagine e il paesaggio, mai presenti nella loro corposità.
Eppure Lui, pittore — contadino quasi consapevole del suo ruolo di anfitrione, conduce chi si pone davanti ad un suo quadro oltre il velo e
il cromatismo, lasciando a ciascuno una lettura personale che lui ha carpito alla natura ….
Il Provinciale
Luglio — Agosto 1997