Forese Donati – Purgatorio XXIII, 64-78.
Pino silvestre, oro zecchino e acciaio specchiato 2013 – Cm. 110/120


Dante avrebbe mai riconosciuto l’amico Forese Donati dall’aspetto, se non dalla voce. Benché irriconoscibile in volto, Dante gli chiede la ragione per cui essi sono così smagriti. Forese spiega che il profumo dei frutti e la freschezza dell’acqua li tormentano con fame e sete, pena che si ripete facendoli girare intorno ad una cornice dove è posto l’albero dai frutti prelibati e dall’acqua fresca che sgorga dalla roccia hanno il potere di renderli così magri, poiché lui e tutte le altre anime scontano il peccato di gola.
Tutta esta gente che piangendo canta
per seguitar la gola oltra misura,
in fame e ‘n sete qui si rifà santa. 66Di bere e di mangiar n’accende cura
l’odor ch’esce del pomo e de lo sprazzo
che si distende su per sua verdura. 69E non pur una volta, questo spazzo
girando, si rinfresca nostra pena:
io dico pena, e dovrìa dir sollazzo, 72ché quella voglia a li alberi ci mena
che menò Cristo lieto a dire ‘Elì’,
quando ne liberò con la sua vena». 75E io a lui: «Forese, da quel dì
Dante Alighieri
nel qual mutasti mondo a miglior vita,
cinq’anni non son vòlti infino a qui. 78