Di Giovine Cascella 1991
…L’artista, con l’umiltà che lo contraddistingue, ci schiude il suo mondo poetico in cui il reale e l’onirico, il materico ed il fantastico si
sposano, grazie al suo geniale tocco creativo. Egli sa cogliere, in tutto ciò che ci circonda, l’essenza delle cose per trasformarla con
matita, colori, pennelli e cera in un lirismo pittorico informale. Infatti, in ogni sua opera, c’è qualcosa di suggestivo che nel finito diventa
indefinito se si guarda con una personale capacità interpretativa. Lo stile può essere realistico o astratto, impressionista o
macchiaiolo, classico, moderno o futurista, ma la mano esperta, che scorre su fogli bianchi prima e sulla tela dopo, è una sola come
una sola è la mente che crea le sue opere dalle tematiche varie e diverse l’una dall’altra. Dietro ogni opera c’è l’idea di trasformare il
segno materico smussato da colori variegati, perlacei, trasparenti, ma dietro ogni segno gestuale c’è un messaggio informale che
sfocia in molteplici rivoli interpretativi.
Ora è forza viva, una marea che travolge con i suoi colori forti e violenti come un “ciclone“, poi è un’immagine colta nel reale che ci
circonda e che si sfalda nel gioco dei colori e della luce, che riemerge e si allontana come la fata Morgana e che di vero ci lascia la bellezza di un sogno ….
Ed é qui che si trova la chiave interpretativa di ogni opera pittorica dell’artista, una chiave che ci apre il suo mondo creativo ove su
tutto prevale la sua maestria, la sua capacità di saper usare la matita e d’imprimerla su fogli bianchi con segni precisi, un compendio di
gestualità che non indulge all’improvvisazione.
In un secondo tempo l’astratto ed il fantastico scorrono su una tela in tutta la gamma dei colori rendendo evanescente ogni immagine
con lievi velature per poter imbrigliare realtà e sogno.
Formale ed informale, realismo ed astrattismo, gestualità ed inventiva poetica sono la valenza dell’arte e dello stile del Rota Bachì,
nonché la forza necessaria alla sua attività pittorica che senz’altro avrà molti meritati consensi di pubblico e di critica.
Bergamo 1991.